Responsabilità e coraggio.

La lettura dei quotidiani in tempo di vacanza è particolarmente memorabile perché si dispone di più tempo, a volte anche troppo, da dedicare a questa attività. Non disturbati dalla frenesia delle giornate di lavoro, la mente è più riposata e meglio predisposta a ricevere i messaggi del quotidiano preferito. Questa favorevole condizione è però (s)compensata dal fatto che i tuoi giornalisti preferiti sono in ferie, i calciatori anche, il parlamento mostra sonnolenza, insomma tocca ingegnarsi per riempire le pagine. È di qualche aiuto un interminabile e imprevedibile calcio-mercato globalizzato, volubile e imprevedibile fino alle ultime ore dell’ultimo giorno. C’è poi la cronaca quotidiana, triste rituale di ogni anno, dei morti in montagna, in mare, sulle strade. Più recente, quasi al limite dell’assuefazione, la cronaca del terrore, se non quotidiana già settimanale in qualche parte nel mondo, con l’unica speranza statistica di non trovarsi il giorno sbagliato nel posto sbagliato.

Immancabili come i fuochi d’artificio di Ferragosto sono gli avvisi di catastrofe più o meno imminente. Equazioni sempre più precise, di sapienti di indubbia reputazione, ci assicurano che, continuando a comportarci come ci comportiamo (non bene davvero), fra tot anni ci troveremo: a) travolti dal livello degli oceani, b) scoperchiati da tempeste tropicali, c) arrostiti da temperature mai viste e dai raggi gamma, d) avvelenati da sostanze varie nei cibi, nell’aria e nell’acqua, oppure sopravvissuti, ma con Donald Trump presidente USA. Quest’ultimo rischio è una novità, ma non dovremo attendere a lungo per sapere. Sic dixit Nostradamus.

Il dibattito politico estivo resta animato, se non in una Roma piuttosto deserta per le meritate vacanze, almeno sulla carta stampata. Le posizioni appaiono da tempo fossilizzate, come se non fossimo abituati a un governo in carica da quasi tre anni. La voglia di cambiare, chiunque sia in carica, è tema ricorrente nei paesi europei, segno di insoddisfazione ed impazienza verso una ripresa che stenta ad arrivare in un’Italia dove da tempo i risparmi superano gli investimenti. Gli organismi internazionali (UE, Banca Centrale, G-20, FMI ecc.) continuano e chiedere “riforme strutturali”. Quelli nazionali (industriali, sindacati, commercianti ecc.) continuano a chiedere “stimoli alla crescita”. Gli esperti, economisti, giornalisti o comuni cittadini (che stanno diventando esperti loro malgrado) si sprecano ma nessuno sembra sapere esattamente che cosa voglia dire, oggi, crescita. Più PIL o meno angoscia quotidiana? Di statistiche ne abbiamo pure troppe, a disposizione per qualsiasi esigenza. Ogni medicina ha le sue controindicazioni (il famigerato rigore) o risultati inferiori alle previsioni (espansione monetaria). Si cambiano allora le richieste o le proposte: giù le tasse, su le pensioni, giù le pensioni troppo alte, più consumi (ma c’è il limite del tempo personale a disposizione per consumare), usciamo dall’Euro, liberalizziamo ulteriormente, anzi no mettiamo nuovamente i dazi, chiediamo almeno deroghe che ci liberino da impegni presi ma non ben compresi… sembra un brancolare per tentativi nell’affrontare una situazione del tutto nuova. Certo è più facile con i fiori: compri dei gerani del colore che ti piace, li innaffi regolarmente e basta un po’ di sole per farli crescere. Continue reading

Disservizio pubblico RAI….

Solo con ritardo ho potuto, grazie a Youtube, prendere visione della puntata di Scala Mercalli del 26 marzo scorso, ennesimo esempio di parzialità nell’informazione, con l’aggravante che per uno scopo ben preciso si è utilizzata la televisione pubblica. Mi stupisce che uno stimato professionista come il meteorologo Luca Mercalli si sia prestato a tale operazione, dal momento che la RAI si guarda anche fuori della Valle di Susa e che c’è differenza fra informazione, disinformazione e controinformazione. Certe trasmissioni televisive sono diventate show, con presenza di pubblico come allo stadio (ma solitamente più monocorde rispetto alle due curve). La chiave del successo dei talkshow è proprio la presenza in studio di più opinioni (almeno due), anche se poi gli invitati più ambiti sono quelli in grado di garantire, modello Colosseo, combattività e caos sufficiente per divertire gli spettatori. Ora questo modello è in declino, sia perché si vedono prevalentemente le stesse facce di politici e giornalisti, con ospiti più esperti ma più noiosi perché meno attori dei primi. Certo il contradditorio in televisione non è obbligatorio. C’è la pubblicità a pagamento e ci sono gli spot elettorali (ma anche i confronti), dove ognuno dice quello che gli pare ma lo spettatore ha modo di ascoltare tutti in pochi giorni e farsi un’idea più informata. Qui invece il conduttore, persona preparata, dopo una premessa molto chiara e condivisibile sulle troppe auto in circolazione (USA e Cina), sull’inquinamento, sull’effetto serra e sulla crescente tossicità, ha affidato in esclusiva nazionale tutti i ragionamenti e (presunte) dimostrazioni a dei no-tav di lungo corso, un ingegnere un ambientalista e un magistrato, che hanno ripetuto la trita e ritrita propaganda che circola da 20 anni, già smentita dai numeri ma soprattutto dai fatti che confermano in tutto il mondo un ritorno alla modalità ferroviaria, constatata insostenibile una risposta globale (alla richiesta di mobilità) basata sulla modalità stradale. Questo modello, sviluppato con successo da USA ed Europa nel XX secolo, è progressivamente entrato in crisi con l’esplosione demografica del pianeta. Dal 1950 ad oggi la popolazione è cresciuta da 2,5 a 7,5 mld!

Smettiamola anzitutto di assumere come “valore” di un progetto la “proposta” letterale che ne ha fatto il governo a suo tempo. La galleria di base del Moncenisio, così va chiamata, è opera di importanza assoluta, non scalfita dagli errori commessi da chi l’ha, per cominciare, chiamata con un nome sbagliato (TAV), quasi considerandola non opera europea ma estensione naturale della rete AV nazionale, e soprattutto ha esercitato sulle comunità interessate prepotenze degne di un dittatore africano. Idee e prodotti innovativi vanno proposti e spiegati. Può essere difficile e può richiedere tempo e impegno. Smettiamola di suggerire che il Verbo sia disceso solo in val Susa e che tutto il resto del mondo (Svizzera per esempio) siano degli idioti. Guardatevi i numeri dell’Eurotunnel e del Loetschberg, messi in difficoltà dal loro stesso successo (scontatissimo per le merci ma del tutto imprevisto per i viaggiatori), a pochissimi anni dalla loro realizzazione. L’ingegnere disegna curve sulla lavagna asserendo che sono state disattese le previsioni che “la linea esistente si sarebbe presto saturata”. Se qualcuno ha detto tale stupidaggine va corretto. La diminuzione di traffico è dimostrazione della non competitività dell’infrastruttura, i traffici ci sono ma passano sulla strada o su altri corridoi ferroviari migliori.  Ha gli occhi bendati che pensa al Piemonte degli anni Sessanta, fornito di “comodi valichi” già serviti a Napoleone ed Annibale. In realtà allora era condizionante l’autonomia svizzera che, con il divieto di transito ai TIR e ancora in assenza dell’intermodalità, limitava il passaggio delle merci lungo tutto il tratto alpino che andava dal Brennero al Moncenisio-Monginevro. Nel frattempo la Svizzera si è svegliata (gentilmente esortata-minacciata dalla UE) ed altri hanno dormito. L’ambientalista sostiene che non importa l’energia che si risparmia col trasferimento modale a favore della ferrovia (non parla dell’energia inquinante consumata dall’autotrasporto), dal momento che per scavare la galleria si consuma energia il cui valore si recupera nel migliore dei casi in 23 anni. E allora? La galleria sarà utilizzata per almeno 230 anni, senza voler andare oltre. Il vantaggio di trasportare in pianura anziché varcare un valico a 1300 metri è un vantaggio definitivo. In futuro potranno cambiare le locomotive, le rotaie e la portata assiale, viaggeranno treni senza conducente, ma sicuramente non si riporteranno le linee ferroviarie in montagna. Trasporto aereo, levitazione magnetica, autotrasporto non saranno mai vantaggiosi come una ferrovia di pianura. Meno costoso è solo la navigazione interna, ma purtroppo non attraversa le Alpi. Più veloce resta il trasporto aereo, ma troppo caro per le merceologie di massa. Affermare che fra 25 anni la galleria del Moncenisio potrebbe essere “non più adeguata ai tempi” è semplicemente ridicolo e tendenzioso. Stupefacenti alcune posizioni espresse dal magistrato. La più illuminante: “ma una ferrovia c’è già”. Ma c’è una ragione se si usa sempre meno, i suo costo. La più provocatoria: “sospendiamo tutto in attesa che il tribunale del popolo della valle (!) si esprima” (cito a memoria). Metodo tutto italiano per immobilizzare ogni decisione in nome di una micro-democrazia che democrazia non è.   Poi c’è la militarizzazione dell’opera. Si lascia intendere allo spettatore che le forze dell’ordine presidiano i lavori perché il governo deve difendere con le armi un’opera illegale, mentre chi lavora dalle nostre parti sa benissimo che è una costosa legittima difesa contro i teppisti. È inutile fare altri commenti. I dati disponibili e rassicuranti sotto il profilo tecnico, ambientale, di salvaguardia per le popolazioni, rappresentano una massa di informazioni enorme, esaustiva e disponibile. Come dice l’adagio, non c’è peggior sordo… Continue reading

Rotaie arrugginite

Questo numero di ItaliaMondo esce con un certo ritardo, di cui ci scusiamo con i lettori. Doveva nelle prime intenzioni dare attenzione ad ASSOFERR, che ha festeggiato a fine autunno il suo 15° anniversario. Un’occasione per fare il punto sulla rotaia. Se non sei una ragazzina, 15 anni sono nella normalità pochi per fare grandi celebrazioni, ma questi 15 anni dal 2000 in poi sono stati un’epoca, che non è finita ancora…. Appena rimosse con i brindisi le paure del nuovo millennio (ricordate il bug e le sue paranoie?) c’è stato l’undici settembre, poi una serie di guerre che si spostano ma non finiscono mai, poi dal 2005 al 2007 un triennio anfetaminico che ha riempito il mondo di illusioni, poi una crisi globale del mondo occidentale che sembra sempre lì lì per finire ma è invece sempre fra di noi. Intanto, puntuale ad evitare una pericolosa esaltazione di ritorno, ecco che chi andava bene e spendeva (Cina e paesi emergenti) accusano stanchezza e perdono qualche colpo. I paesi produttori di petrolio, ricchi per definizione ma indebitati pure loro, ne producono troppo creando nel resto del mondo un caos mai visto in precedenza. Ci sono benefici per i consumatori (ma non tutti come vedremo), ma anche danni ingenti per le società petrolifere, troppo ricche da sempre e odiate da molti. Nell’imbarazzo sono finite pure le tecniche estrattive innovative e lo sviluppo delle energie alternative. Tutti questi soggetti si sono visti costretti a frenare bruscamente sugli investimenti, qualcuno ha anche cessato l’attività.

Nulla sarà più come prima”. Questa frase fu coniata dopo l’undici settembre. In maniera meno originale fu riutilizzata 7 anni dopo per la crisi Lehman Brothers e lo sconquasso che ne seguì. Fu infine riesumata dopo altri 7 anni per gli attentati terroristici di Parigi. Oggi se cerchiamo un passato felice dobbiamo scavare nel profondo della nostra memoria. Ogni mattina guardiamo le notizie con una certa apprensione, consapevoli che il mondo presente non è più quello di prima e ogni nuovo giorno è portatore di ansia e di una certa sensazione di impotenza di fronte al futuro. Un futuro che arriva giorno dopo giorno, lo certificano i calendari appesi al muro (il mio ha un bel treno sopra), ma l’unica certezza che abbiamo è proprio l’incertezza di quanto ci aspetti. Dopo mezzo secolo di grande innovazione nel campo dell’informazione e dell’informatica, di progressi enormi (o supposti tali) nelle scienze politiche, economiche e finanziarie, assistiti (pensavamo) da un esercito di esperti, in breve dopo avere creduto di sapere tutto quanto ci serviva per una comoda conservazione del nostro essere e del nostro benessere, ci troviamo colpiti travolti e invasi da fenomeni che non abbiamo saputo prevedere e non abbiamo ancora imparato ad affrontare. La paura dei migranti, la siccità, la pioggia, l’aria avvelenata, la rabbia omicida. Mi chiedo se ai tempi di Cesare si vivesse meglio o se la Pax Augusta fu solo una trovata pubblicitaria. Continue reading

Pianeta ferrovie

Mi è capitato spesso in passato di dovermi lamentare delle ferrovie. Non deve stupire, visto che ci lavoro insieme da 45 anni, e con più di una in giro per l’Europa. Quelle maggiormente chiamate in causa sono da sempre le ferrovie francesi (qualsiasi sigla) e quelle italiane, e i motivi erano simili: sindacati paralizzanti, struttura vecchia, statalismo, in breve difficoltà ad adeguarsi all’evoluzione rapida del mondo che ci circonda. Ero arrivato a scrivere che “le ferrovie sembrano vivere su un altro pianeta”. È doveroso riconoscere che oggi le ferrovie in Italia, sia quella “pubblica” sia le nuove imprese ferroviarie, hanno fatto molti progressi. Non dappertutto, per esempio nuovi locomotori cargo sono tuttora una rarità e non riesco a ricordarmi quand’era che ne vidi l’ultimo esemplare. Per l’infrastruttura qualcosa si sta muovendo, non a Torino, bambola voodoo infilzata dagli spilloni notav e piuttosto ridimensionata in questi ultimi anni rispetto alla più felice Lombardia. Quello che personalmente mi stupisce è il ringiovanimento generale delle truppe ferroviarie, con bravi trentenni e quarantenni che prima non avevano (o tenevano nascosti). E che sono anche ben preparati, oggi quando non trovi il ferroviere che cerchi è quasi sempre perché è a un corso di formazione. Continue reading

Mondo in movimento

Tutti sanno che studiando si impara, ma anche lavorando si impara, anche viaggiando si impara, anzi a volte ancora di più. Le attività dell’uomo sono prevalentemente movimento. Possiamo ipotizzare un filosofo chiuso in una stanza, un eremita nella sua caverna, un artista nel suo atelier, ma una critica della ragion pura, una meditazione o un dipinto non nascono scollegati dal mondo. Anche per dipingere una natura morta occorre farsi portare almeno della frutta. Il discorso è superfluo nel mondo del trasporto, e dunque dell’economia. Negli ultimi anni si sono spese a proposito di crisi-PIL-ripresa parole e bugie, con frequenti manipolazioni di decimali. Politici contro politici, governo contro Istat, ognuno usa i dati che meglio si attagliano agli scopi che persegue. La fine della crisi (o l’inizio della fine), la fiducia, l’ottimismo… quanti avvistamenti, quanti equivoci miraggi, quante smentite. Eppure bastava viaggiare un po’ per vedere che, dopo anni di bollini rossi o neri, inutili perché le strade delle vacanze erano sgombre in qualsiasi giorno e a qualsiasi ora, improvvisamente sono riapparse le code sulle vie del mare e dei monti: chiaro segno di ritrovato benessere, indizio più credibile delle dichiarazioni dei redditi degli italiani. Purtroppo è anche segno che su trasporti e infrastrutture siamo al punto in cui ci eravamo lasciati 7 anni fa, vale a dire in ritardo e/o impreparati.  Si ricevono richieste da operatori ferroviari in cerca di un terminal che possa ospitare treni intermodali, chi 3 chi 5 coppie alla settimana. Trenitalia, che in questi anni crisi aveva navigato discretamente, sta di nuovo perdendo colpi, mostrando nelle sue prestazioni un affanno dovuto a ristrettezze di risorse. Il fatto è positivo solo se si considera la causa scatenante (maggiori richieste di traffico) ma i clienti esigono poi anche un servizio accettabile, ma notizie su investimenti di Trenitalia in materiale rotabile ed innovazione risultano a questo momento non pervenute. Continue reading

Sogni o son desto

 

A metà febbraio circa, del tutto casualmente, mi imbatto on-line in un articolo con questo titolo: “FS in cima ai sogni dei laureati”. Non credevo ai miei occhi. Dopo essermeli ben stropicciati continuo a leggere per capire il mistero che si cela dietro la notizia, e scopro che la notizia è effettivamente il risultato scientifico di un sondaggio della Cesop Communication, che ogni anno prende un campione rappresentativo di 2500 neo-laureati e li interroga sulle loro aspirazioni per il futuro.

Questione della massima importanza in questo paese dove troppi giovani, anche laureati, si ritrovano male istruiti o male occupati se non ancora a spasso perché, dopo aver seguito gli ‘studi dei loro sogni’ sbattono contro un mercato che chiede altro.  I giovani, con le loro particolarità, sono un discorso lungo, complesso e antico. Negli anni ‘60 si era improvvisamente creduto di scoprire la generation gap, ovvero la distanza fra generazioni. I giovani si ritenevano incompresi, i padri li consideravano più scarsi di quanto essi stessi ritenevano di essere stati alla loro età. Sono naturalmente un mucchio di sciocchezze, dettate dal semplice fatto che a 50 anni si ragiona in modo diverso che a 20, ed i ricordi che ognuno ha della propria giovinezza sono una ricostruzione della propria mente, che “compone” un proprio curriculum vitae, influenzato da ogni singolo giorno vissuto, ma dal quale molto è stato dimenticato, svalutato o rivalutato, molto è stato rimosso, modificato e comunque presentato a se stesso in una certa maniera, tale da risultare compatibile con la visione complessiva della propria vita e con il senso che vogliamo darle. Continue reading

Anno vecchio anno nuovo

Giunti infine al rituale passaggio di consegne fra un anno e l’altro, la tradizione ci obbliga ad un cerimoniale che è davvero divenuto sgradevole, con la sua parte di deja vu, di constatazioni ingrate, di speranze sempre più fievoli. Ebbene questo nuovo corso mi rifiuto di chiamarlo ancora crisi, perché la crisi non c’è più. Ne avevo il sospetto da qualche tempo, ho verificato sul dizionario Treccani che mi dà ragione, definendo crisi quello “stato transitorio di forte perturbazione nella vita di un individuo e di un gruppo di individui”. Ma di transitorio non c’è più nulla. Anche dando per buono il lontano 2008, che era degenerato dopo l’estate, risulta che il 2015 sarà il settimo anno di questa nuova era. Sette anni sono tanti, è un numero che già dà il nome a una guerra. Infatti fra le guerre di lunga durata troviamo la guerra dei 100 anni, quella dei 30 anni e quella dei 7 anni. Combattuta fra 1756 e il 1763, coinvolse Inghilterra, Prussia, Francia, Austria e Russia, e fu forse la prima versione di guerra globale. Gli antichi hanno cantato l’era di Saturno, simbolo di copiose messi e prosperità. Dalla stessa mitologia conviene forse adottare l’era della funesta Ate, simbolo di guai e sciagure e ripartire di qui verso un futuro radioso. Ha ancora senso ripeterci incessanti, tutti questi trimestri ed anni consecutivi di diminuzione del PIL, diminuzione dei posti di lavoro, diffusione della “povertà percepita”, statistiche impietose che ci ricordano che l’ultimo anno così schifoso fu decenni addietro, quando metà degli italiani non era ancora nata o era in fasce? Meglio lasciar perdere, armarci di lente diametro XXL, e cercare quei pochi segnali positivi che potrebbero indurre un malato di ottimismo a sperare, basandosi almeno su quella legge fisica che dimostra come, prima o poi, un grave in caduta libera ‘x’ abbia un rimbalzo ‘y’ non appena venga toccato il fondo della corsa. Continue reading

Convegno

Il 18 settembre si è svolta a Genova la 4° Conferenza internazionale sul corridoio Reno-Alpi (il vecchio n°1). Con una organizzazione come al solito perfetta dell’Ufficio Federale dei Trasporti elvetici, i lavori si sono svolti nella sala Maggior Consiglio del Palazzo Ducale, orgoglio dei genovesi e invidia di molti stranieri presenti. È stato il quarto evento di una serie iniziata in Olanda e continuata in Germania e in Svizzera. Erano presenti i paesi interessati dal corridoio, incluso il Belgio dal momento che la versione definitiva del corridoio ha una biforcazione a Colonia, per raggiungere sia il porto di Rotterdam che quello di Anversa.

Non commento la parte politica con la quale sempre iniziano e terminano queste manifestazioni, costituita da benvenuti, saluti, ringraziamenti e auspici. Si è confermata la qualità dei lavori e degli intervenuti, con qualche importante novità. Le ultime due conferenze, Colonia e Thun, avevano visto la cospicua assenza dell’Italia, intendo il Ministero e RFI. Per la conferenza di Thun poi, giugno 2013, avevo ricevuto la richiesta (da un ottimo funzionario) di intercedere per ottenere un invito, poiché Moretti gli aveva negato il permesso di partecipare (sic dixit). Ottenni l’invito ma non venne ugualmente. A prima vista quanto sto scrivendo sembra volgare gossip, ma vi assicuro, sulla base di molti anni di esperienza, che le ferrovie italiane hanno bigiato innumerevoli convegni, forse per timore che venissero poste domande alle quali non esistevano risposte presentabili. In questo primo evento dell’era post-morettiana cui ho avuto l’occasione di partecipare, ho avuto invece il piacere di conoscere Nannina Ruiu, responsabile della strategia RFI informata e competente, così come ho ascoltato Riccardo Nencini Viceministro delle Infrastrutture e Trasporti, che sapeva perfettamente quello che diceva. Dopo avere conosciuto negli anni ministri e funzionari con livelli imbarazzanti di ignoranza del settore, Genova è stata una piacevole sorpresa. I problemi non sono spariti, ma almeno se ne parla con cognizione di causa.

Continue reading

Corridoi fra virtualità e realtà

Sono passati 13 anni da quando la compianta Loyola de Palacio presentò nel 2001 il Libro Bianco della Commissione Europea sui trasporti che, come ricorderete, fissava degli obiettivi strategici e politici da raggiungere entro il 2010.  Si trattava del secondo Libro Bianco, dopo che il primo nel 1992 aveva indicato i principi guida per la liberalizzazione del mercato nell’area UE. Se quel primo obiettivo politico può considerarsi raggiunto, lo stesso non può dirsi di altre problematiche a tutt’oggi solo “parzialmente” risolte, in sintesi riferibili all’armonizzazione ferroviaria interna alla UE, ed a crescenti problemi e rischi esterni alla UE. Dovremmo anzi dire che quel “parzialmente” riferito alle ferrovie è alquanto eufemistico.  Oggi vorremmo parlare di corridoi, i famosi TEN-T (Trans European Network), che furono in un primo momento contrassegnati da un numero, fra i quali in Italia il più famoso era il n° 6 (Lisbona – Kiev). Poi, constatato probabilmente che certi numeri portano iella, gli hanno dato un nome più cristiano, così per esempio il corridoio 1, ex Rotterdam – Genova, si chiama ora “Rhine – Alpine”. Molto più evocativo.

 

  1. I.             Marzo

Questo corridoio, insieme a suo fratello “Benelux – France”, ex corridoio 2, è stato inaugurato a Gand il 20 marzo scorso, con una bella festicciola in quella che è secondo molti la più bella città del Belgio, culminata con uno spettacolo vocale-musicale di Christian Gansch, direttore d’orchestra discretamente celebre sulle due sponde dell’Atlantico, che ha scritto un bel libro, From Solo to Symphony, sul rapporto fra l’individuo e il gruppo. Metafora sempre attuale, che si applica sia alle aziende sia alle squadre di calcio, e che sostiene come un manager genio, o un campione di pallone, se non “suona” in accordo ed armonia con la squadra, sia meglio perderlo che trovarlo. Portato ai limiti estremi, si applica alle ferrovie europee, in una situazione tuttavia molto più problematica, direi in grado esponenziale. Infatti se un Balotelli o un Cassano non riesce per qualche ragione a “fare squadra”, lo vendono. Se invece ti trovi una ferrovia poco integrata, te la devi tenere, in quanto fisicamente incastonata nel suo territorio. È vero che ci sono le nuove imprese ferroviarie, ne puoi creare una in pochi mesi. Purtroppo però è l’infrastruttura l’alfa e omega del problema. Appunto i corridoi ma non solo quelli. Nella seconda parte della giornata c’è stata la presentazione dei corridoi attraverso i supporti telematici.

Molto interessante è stato visitare il sito web dei corridoi, che contiene una quantità enorme di informazioni su stazioni, terminal e aziende situate lungo l’asse in questione, con link per ulteriori contatti ed approfondimenti. Infine, per dare un senso alla giornata oltre alle mangiate e alle bevute, si sono improvvisati gruppi di lavoro fra i presenti, con brainstorming di 30 minuti su temi diversi ma sempre riferiti ai corridoi, con i capi gruppo che alla fine della giornata hanno presentato al pubblico le conclusioni raggiunte. Ognuno dei partecipanti era stato estratto a sorte in precedenza, ed io sono finito nel gruppo Communication, esperienza quanto mai rivelatrice.

  1. II.           Aprile

Si tiene nei primi giorni del mese a Parigi il SITL, la più importante fiera francese del trasporto e della logistica. Per giovedì 3 aprile accetto (non ricordo più il perché) di partecipare ad una tavola rotonda sui corridoi. Formula classica, con un giornalista che modera il dibattito, due operatori (Transfesa oltre al sottoscritto), più due alti papaveri, che nella circostanza erano funzionari senior di RFF (infrastruttura francese) e UIC, l’ONU delle ferrovie europee. Classico e sfigatissimo l’orario (14.30), a stomaco pieno, sala piena, temperatura insopportabile sotto i faretti da 200W più il rumore dei ventilatori per raffreddarli… Non mi soffermo sulla mia esposizione e quella dell’amico di Transfesa. I soliti discorsi di lavoro sulla propria esperienza operativa su questo o quell’asse di traffico: cosa funziona e cosa non funziona (troppo): tracce, competizione perdente con i treni viaggiatori, colli di bottiglia, scarsa interoperabilità, vetustà del Fréjus, cose facili e nemmeno difficili da capire perché ce le raccontiamo tali a quali da oltre 20 anni. Il tutto condito con qualche battuta che tenesse sveglio l’uditorio dopo i primi soporiferi interventi ufficiali di RFF e UIC.

Costoro, forti di una lunga esperienza nei rispettivi organismi, di indubbio livello professionale, con alle spalle evidenti notevoli risorse commerciali ed organizzative, hanno fatto due esaustive presentazioni sul tema dei corridoi. In pratica interventi di 45/50 minuti, con decine di slides, che hanno messo a dura prova la resistenza e la pazienza dei presenti in sala. Con poche eccezioni, gli altri hanno resistito fino al termine. Fuori nei corridoi si sono formati capannelli di vecchie conoscenze e anch’io ho ritrovato un amico francese conosciuto a Grenoble nel corso di una riunione sulla galleria del Moncenisio, quasi persa nella memoria, quando avevamo ancora i capelli scuri. Poi ci siamo separati ognuno per la sua strada, ripromettendoci tacitamente di lasciar perdere le tavole rotonde per un ragionevole lasso di tempo.

Continue reading